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Otto eremi d’Abruzzo verso il riconoscimento dell’UNESCO

Colpiscono per la loro silenziosa bellezza e per i contesti paesaggistici che li circondano: sono gli eremi d’Abruzzo, un patrimonio da valorizzare.

Eremo di Santo Spirito a Majella
Eremo di Santo Spirito a Maiella | Archivio DADAbruzzo

Otto eremi abruzzesi potrebbero diventare patrimonio dell’UNESCO.  Sono ubicati tra la Maiella e il Morrone e legati alla figura di Pietro Angelerio, divenuto papa, nel 1294, con il nome di Celestino V.Il complesso processo verso il loro riconoscimento come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO è iniziato con la costituzione di un comitato, che include i rappresentanti di importanti istituzioni. Ma quali sono gli otto eremi coinvolti? Conosciamoli un po’ meglio.

Palena (CH), Madonna dell’altare: è stato costruito dai Celestini intorno al XIV secolo ed è costituito dalla chiesa e da un nucleo abitativo. Viene chiuso il 21 novembre e riaperto il giorno della Pentecoste.

Sulmona (AQ), Sant’Onofrio al Morrone: l’eremo di Sant’Onofrio si trova sulle pendici del monte Morrone, vicino Sulmona. È la prima tappa del percorso eremitico di fra’ Pietro, appena giunto in Abruzzo negli anni ’30 del 1200. L’eremo ha subito molti danni durante la seconda guerra mondiale.

Sulmona, Santa Maria al Morrone: nel corso del tempo ha subito profonde trasformazioni. Secondo la leggenda, sarebbe sorto inglobando una primitiva grotta dove Pietro visse per circa cinque anni prima di trasferirsi sulla Majella.

Sulmona, Santo Spirito al Morrone: nota anche come Abbazia Morronese o Celestiniana, si trova a circa 5 Km da Sulmona. L’edificio ha dimensioni notevoli. È costituito da una chiesa settecentesca e da un monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori, racchiusi da una cinta muraria. L’edificio fu proclamato sede dell’Abate Supremo dell’Ordine dei Celestini.

Sulmona, Santa Croce al Morrone: è noto anche come eremo di San Pietro. L’esposizione agli agenti atmosferici ha corroso le mura di questo piccolo edificio, invecchiandole.

Roccamorice (PE), Santo Spirito a Maiella: è il più conosciuto tra gli eremi della Majella e in origine, al suo posto, c’era una piccola chiesa. Pietro da Morrone la ristrutturò, ma ben presto si rese necessario un ampliamento e così nacque l’abbazia. Qui, decise di costituire la casa madre dell’ordine.

Roccamorice, San Bartolomeo in Legio: collocato sotto un costone roccioso, fu costruito prima dell’anno 1000. Pietro da Morrone lo restaurò e dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’ordine dei Fratelli di Santo Spirito, vi si ritirò con alcuni discepoli e vi restò fino al 1276.

Caramanico (PE), San Giovanni all’Orfento: si trova nella Riserva Naturale dell’Orfento ed è l’eremo più nascosto e difficile da raggiungere. Le testimonianze rilevano la presenza di Pietro da Morrone in questo luogo fino al 1274 e quasi ininterrottamente dal 1284 fino al 1294.

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