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L’Abruzzo non dimentica

Ci siamo… il 6 aprile si avvicina e come ogni anno lo stesso nodo alla gola torna a farmi visita. E’ sempre così, sempre la stessa sensazione. Sai di aver perso qualcosa anche tu che sei ancora vivo e ti senti quasi in colpa di non poter capire la disperazione di chi, invece, ha perso qualcuno d’importante in quella notte di sei anni fa. Allora per cercare di ricordare prendo la mia macchina fotografica e torno lì, a passeggiare in Corso Vittorio Emanuele a L’Aquila.

Corso Vittorio Emanuele II, L'Aquila
Corso Vittorio Emanuele II, L’Aquila

Torno in Piazza Duomo per vedere se qualcosa è cambiato dall’ultima volta e poi vado ad ammirare i marmi bianchi e rosa che s’inseguono sulla facciata della basilica di Collemaggio. Ascolto le persone che dicono di essere state dimenticate e torno a spiare tra le finestre delle case ancora in piedi cercando, negli oggetti rimasti ad aspettare i padroni di casa che non torneranno mai, qualche storia che possa aiutarmi a ricordare.

Basilica di Santa Maria di Collemaggio, L'Aquila
Basilica di Santa Maria di Collemaggio, L’Aquila
Oggetti sospesi nel tempo, L'Aquila
Oggetti sospesi nel tempo, L’Aquila

Perché ogni volta che torno a L’Aquila io lo faccio per uno scopo ben preciso: per non dimenticare! E dopo sei anni non sono le transenne che reggono una città fantasma a farmi piangere; non sono neppure le chiese ancora chiuse perché impraticabili o i cartelli con su scritto “zona rossa” che delimitano le aree inaccessibili ai visitatori.

Onna, frazione dell'Aquila, a sei anni dal terremoto
Onna, frazione dell’Aquila, a sei anni dal terremoto

A farmi piangere, dopo sei lunghi anni, sono le finestre. Sì, quelle che aspettano! Sono uno spaccato di vita quotidiana e nessuno dovrebbe avere il diritto di entrare in casa di qualcuno se non è invitato. Invece queste finestre si concedono a tutti smuovendomi qualcosa dentro: un misto tra mal di stomaco, nausea e rabbia. Vorrei solo prendere tutti quegli oggetti pieni di polvere che le finestre mi mostrano e dare loro una seconda possibilità, rendendoli utili. Vorrei portarli a casa con me, ripulirli e riutilizzarli. E invece no… loro se ne stanno lì, tra le macerie delle loro abitazioni, ad aspettare qualcuno. E forse è giusto così perché fin quando aspetteranno il loro proprietario che non tornerà io non dimenticherò. Così questa borsa di pelle poggiata su un tavolino di legno rotondo mi trafigge lo stomaco e mi obbliga a ricordare.

Gli oggetti sospesi nel tempo, L'Aquila
Gli oggetti sospesi nel tempo, L’Aquila

Farebbe bene a tutti passeggiare per le vie dell’Aquila in giorni freddi come questo. E’ l’unico modo per capire, l’unico modo per respirare ciò che resta del capoluogo abruzzese e per cercare di dare conforto a chi cerca di andare avanti svegliandosi ogni mattina in un panorama fatto di macerie. Perché quel 6 aprile tutti noi abbiamo perso qualcosa. Nel momento in cui decidiamo di abbandonare la nostra cultura e la nostra storia noi perdiamo qualcosa. Lo facciamo quando cancelliamo il nostro passato smarrendo la nostra identità e lo facciamo quando siamo incapaci di tutelarlo e di proteggerlo. Perché senza storia noi non esistiamo. Diventiamo solo fantasmi che vagano in una città che potrebbe essere ovunque e da nessuna parte.

Piazza Duomo, L'Aquila
Piazza Duomo, L’Aquila

Ecco come mi sento ogni volta che torno a L’Aquila: lì io ho la sensazione di camminare con 309 fantasmi che mi ricordano dove abbiamo sbagliato, cosa dobbiamo migliorare e cosa preservare. Fantasmi di una città che non vorrebbe essere dimenticata. Perché è L’Aquila, nel suo passato retto da transenne, a definire la nostra identità. E lo fa con il suo patrimonio artistico, con le sue testimonianze monumentali, con la voce della fede religiosa che vive nel ricordo della devozione celestina, con la maestosità del suo forte spagnolo così imponente da sembrare indistruttibile, ma soprattutto con quella straordinaria capacità che ha di rialzarsi dopo ogni terremoto.

Forte spagnolo, L'Aquila
Forte spagnolo, L’Aquila

Oggi camminando tra le vie della città sono inciampata in questa fotografia di Antonella Finucci. Ce n’erano tante che mi hanno commossa, ma questa aveva qualcosa di speciale, perché sa di speranza e ha saputo strapparmi un sorriso. Dietro i fogli che la fotografa mette in mano ai suoi personaggi potrebbe esserci chiunque. Ma dietro i messaggi che le persone reggono a piene mani può nascondersi soltanto qualcuno che non vuole dimenticare. E allora ho deciso di chiudere il mio articolo con le sue parole, talmente profonde, sincere ed immediate da togliermi il fiato, proprio come gli oggetti di quelle case ancora in piedi, sospese tra la vita e la morte: Racconterò, Arriverò, Sorriderò, Costruirò e Saprò.

Fotografia di Antonella Finucci, L'Aquila
Fotografia di Antonella Finucci, L’Aquila

 

Testo e foto di Alice Petrongolo

Per seguire i lavori di Antonella Finucci:
https://finucciantonella.wordpress.com/page/3/
Qui, invece, trovate il progetto in cui le sue foto sono state inserite:
http://www.offsiteart.it/installazioni.php?id=8

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2 risposte a "L’Abruzzo non dimentica"

  1. If a city has no center, it is merely a suburb of itself which is the worst kind of place. I feel sorry for a generation of residents who will lose “centro.” Every time I visit, I see people trying to stay connected to centro storico. Of course, it is mostly a symbolic gesture, but a gesture nonetheless. That said, I am confident that the city will again rise from the rubble of an earthquake as it has before.

    I agree that it is a heartbreaking loss. The vitality of a university town and regional capital was crushed. I want to believe, however, that the academic and artistic spirit is still very much alive and poised to be a creative force in l’Aquila’s future.

    I share your sentiments about the loss and slow recovery. Remembrance strengthens us all and prepares us for the happier days to come (probably 20 years).

    Thank you for writing this post. I apologize for writing in English. My Italian is terrible.

  2. Thank you very much for your appreciation! It’s very important for us to see how the emigrants are still so closely attached to this land. As you say, I believe that the artistic spirit will be the creative force of L’Aquila. I want to believe that this town will not die because of the earthquake; I want to believe that Abruzzo will find a way to preserve his history! Don’t worry about your Italian, as I understand you visit italy very often, you will surely improve, on the other hand I hope I expressed myself clearly in english 😉

    Alice – DADAbruzzo

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