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La libertà dell’Arte

Quando ho scelto che l’Arte avrebbe fatto parte della mia vita avevo 18 anni e mi trovavo a Firenze. E’ stato il mio primo viaggio “fuori porta” ed ero così eccitata all’idea di vedere da vicino le opere che hanno fatto la storia del Rinascimento italiano. Era l’estate del mio quarto anno di liceo e non sapevo quanto difficile fosse la strada che stavo scegliendo, ma sentivo che era quella giusta. Non sono qui per parlarvi di quel soggiorno toscano, né di altri viaggi che mi hanno fatto avvicinare ai capolavori della storia dell’arte, ma di alcune considerazioni nate da quei viaggi.

Nel corso della mia vita mi trovo spesso a decifrare i messaggi nascosti dietro l’apparenza di un’opera d’arte. Devo scavare, comprendere e comunicare quel messaggio al visitatore, ma soprattutto devo regalare al visitatore un’emozione, in modo che possa portare con sé il ricordo di quell’artista, possa farlo suo, possa sentirsi parte di quel mondo.

Spesso ho visto nel mio lavoro il punto d’arrivo di un processo lungo e complicato che parte dalla vita dell’artista. A volte mi chiedo: “Ma lui ne era consapevole? Ma lui voleva questo? Avrebbe scelto le mie stesse parole? Avrebbe accettato tutti questi compromessi per far conoscere la sua arte?”. Farsi domande è meraviglioso perché apre mondi nuovi e anche se le risposte non arriveranno, poco importa… questo non ci impedisce di trovare delle soluzioni. La soluzione penso abbia a che fare con la libertà insita nell’espressione artistica ed oggi voglio parlarvi di questo!

Nel corso della storia l’arte è stata spesso vincolata dalla richiesta di un committente, dal contesto sociale o politico nel quale è nata, da un regime, da qualsiasi forma di potere autoritario. Ad un certo punto, però, gli artisti si sono ribellati a questi vincoli, puntando sul concetto di libertà. E lo hanno fatto sconvolgendo le regole tradizionali. Da quel momento l’arte non è stata più “immediatamente” comprensibile, perché non si trattava più di avere a che fare con qualcosa che fosse “esteticamente bello”, ma si chiedeva di più all’interlocutore. Non tutti hanno voglia di fare quello “sforzo” mettendo in campo quel “di più” richiesto dall’arte per essere compresa ed accettata.

Ecco, l’arte sa insegnare ad accettare il cambiamento, perché non sempre è sbagliato allontanarsi dalla tradizione. Avere la possibilità di scegliere e di cambiare, è la più grande conquista fatta dall’arte nel corso del tempo.

A volte quando studio una nuova opera, immagino un grande puzzle e cerco di collocare i tasselli nel posto giusto, in uno spazio specifico, che aspettava proprio quell’artista… a volte non è immediato trovare la combinazione di incastri perfetta, ma col tempo il puzzle ha preso forma. È solo la mia idea di Arte, però ogni volta che colloco un preciso tassello nel posto giusto, mi piace pensare che un Artista mi regala un sorriso. Non tanto perché ho trovato la combinazione magica per completare il mio puzzle, ma perché almeno ci ho provato, mettendo in gioco quel “qualcosa in più” richiesto per scavare nel profondo di un’opera d’arte.

Quante volte ho immaginato di incontrare artisti del passato intenti a realizzare i loro capolavori. Quanto avrei desiderato tempestarli di domande e invece potevo solo cercare di conoscerli meglio attraverso ciò che gli altri hanno raccontato di loro, che hanno interpretato, che hanno ricostruito. In un certo senso questo approccio fa smarrire l’umanità dell’artista, perché spesso diventa una specie di entità da venerare. Eppure è così bello liberare l’artista da questa visione delle cose riconducendolo alla sua natura umana… un essere umano che cerca di esprimere il proprio messaggio liberamente.

Oggi, ripensando a quel viaggio a Firenze e a tanti altri che sono arrivati dopo, mi rendo conto che qualcosa è rimasto immutato nel corso del tempo: la consapevolezza che ogni qualvolta l’arte ha combattuto per la propria libertà espressiva mettendo in discussione la tradizione, ha cambiato il corso delle cose entrando nella storia. Come ricorda André Suarès, importante critico letterario francese a cavallo tra Ottocento e Novecento, “L’arte è il luogo della perfetta libertà” e quando questo è stato rispettato, il mio puzzle ha conquistato un tassello in più, accogliendo forme, colori e tratti del tutto inaspettati.

 

Testo e foto di Alice Petrongolo

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